Marina di Alimuri
I Russo Stampa E-mail
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Scritto da U. Gardini   

Altra importante famiglia del campo armatoriale nell'epoca di cui stiamo trattando è quella che ebbe come capostipite il capitano di freagta Giuseppe Russo, comandante di Reali Legni tra cui il "Fravio Gioia" nel 1847 e "l'Argonauta" nel 1848. Suo figlio, capitano Michele Russo, armatore del brigantino "Enrichetta" fu nel 1862 tra i soci fondatori della Mutua Sorrentina e nel 1868 insignito della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia su proposta del ministro della Marina Riboty. Divenne in seguito sindaco di Sorrento (1872) e di Piano (1873). I figli Nicola e Carmine, al principio del secolo scorso, possedevano i velieri "Cavaliere Michele Russo" (nave in ferro costruita nel 1875 a Liverpool, tonnellate di stazza 1631, acquistata in Inghilterra nel 1901), "Estrella" (brigantino a palo in ferro, tonnellate 1000).

Essi come gli altri armatori sorrentini della stessa importanza noleggiavano i loro velieri per destinazioni dove maggiore era la convenienza del momento. Gli equipaggi, specie all'inizio delle convenzioni di arruolamento, erano quasi tutti composti da sorrentini per lo più imparentati tra loro o con l'armatore.

La nave "Cavaliere Michele Russo", comandata dal capitano Ferdinando Russo cugino dell'armatore e con 20 uomini di equipaggio capitano compreso, fece il suo ultimo viaggio da New South Wales (Australia) al porto di Algoa Bay ( Port Elizabeth, colonia del Capo) con un carico di 2500 tonnellate di carbone, naufragando il mattino del 1°ç settembre 1902. La sfortunanra e bella nave si sfasciò sulla costa in seguito ad una furiosa tempesta in cui andarono perduti oltre 30 bastimenti tra velieri e vapori. Delle 20 persone di equipggio si salvarono soltanto tre: il nostromo Michele Verro, il marinaio Bartolomeo Arcello ed il giovanotto Giovanni Garofalo. Il capitano non si trovava a bordo perchè in visita al suo collega della nave genovese "Agostino Rombo", naufragata anch'essa con tutto l'equipaggio e col capitano Russo.

Vi fu un seguito giudiziario in quanto le famiglie di alcuni mariti scomparsi, istigati da patrocinatori di pochi scrupoli, intentarono lite col miraggio di chi sa quali liquidazioni, adducendo a motivo la momentanea assenza del capitano e la mancata sferitura delle vele. Dinanziu alla commissione di appello per il gratuito patrocinio e successivamente in tribunale a Napoli dette pretese furono risonosciute infondate anche in forza di una testimonianza sottoscritta da 54 capitani marittimi, i quali affermarono la indiscutibilità del caso di forza maggiore nel naufragio della nave C. M. Russo e la esclusione di qualsiasi colpa da parte del suo capitano. Fortuna volle che la nave in questione fosse assicurata.

Per quano riguarda il brigantino a palo "estrella" , con 14 uomini di equipaggio, capitano compreso, siamo in grado di aggiungere le seguenti notize: comandato dal capitano Vincenzo Cappiello, era in viaggio da Port-Borghi (Argentina) il giorno 13 settembre 1905, diretto a New York con un carico di 2012 tonnellate di legno quebracho a rimorchio nel Rio Paranà, quando veniva investito dal piroscafo inglese "Southerland" di tonnellate 2985. Non potendo proseguire il viaggio in conseguenza delle avarie riportate fu prima allibato di una parte del carico sul posto stesso, dove intanto si era ancorato, poi rimorchiato a Buenos Aires. I danni subiti, essendo superiori ai 3/4 del valore dichiarato nella polizza di assicurazione, resero necessario l'atto di abbandono. Il veliero era saaicurato  con la società "Italia" per lire 35.000, con la Società "Universo" per lire 35.000, con la società "Liguria" per lire 15.000 e con la società "La Svizzera" per lire 5.000. In totale 90.000 sul valore di lire 160.000, rimanendo la polusvalenza scoperta pewr esclusivo carico e conto dei proprietari. Dopo il sinistro subentrò il Comitato degli Assicuratori di Genova che lasciò trascorrere 11 anni senza definire nulla. Ne nacque allora una lite definita solo nel 1929 e a conclusione della quale gli armtori incassarono lire 9.377,55 quale equivalente al netto ricavato dal recupero del veliero ed a completa tacitazione di ogni credito, ragione e diritto, somma che bastò solo a compensare le parcelle, decurtandole, degli avvocati Aleardo Marchetti di Genova ed Eugenio Randeggio di Napoli.

 
 
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